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Interviews

Interview about GRIDSHAPE on Fluid-Radio by Gianmarco Del Re [English]

Interview on Fluid-Radio by Gianmarco Del Re [English]

Interview on Seequence by Alessio Santini [Italian]
 

Reviews

Franz Rosati + Francesco Saguto – GRIDSHAPE / Review by Alfio Castorina for Kathodik Magazine »

Entrambi romani, Franz Rosati, artista audio video, manipolatore digitale di suoni e Francesco Saguto alla chitarra sono i nomi dietro al progetto Gridshape, interessante connubio tra elettronica simil ambient, qualche sferzata glitch e i suoni principalmente acustici della chitarra. Il tutto magnificamente masterizzato da Taylor Dupree. Inevitabile, dato un tale setup pensare subito al nome di Fennesz, ma nonostante qualche punto di contatto esiste anche una fondamentale differenza: la mancanza delle ricerca ossessiva del climax, della dissoluzione catartica del suono, che sono un po’ il marchio di fabbrica dell’austriaco.
‘Gridshape’ ha un procedere più pacato e intimista, meno invasivo, che affascina i sensi senza forzare emotivamente l’ascoltatore. Acque calme, appena increspate da un vento leggero, occasionalmente turbate da improvvise vampate di distorsione o da qualche incidente acustico. E’ un gioco di equilibri precari tra note rarefatte e sospese tra le nubi e una elettronica presente, a tratti oscura e inquietante, ma per lo più tenuta al guinzaglio, con entrambi i musicisti attenti a non debordare e a non sopraffare lo spazio altrui. E’ proprio questa mirabile sintonia, in cui ciascuno aggiunge ma non toglie a costituire il pregio di questo disco, come fragili bolle che collidono, si sfiorano, si fondono, per poi conservarsi integre e più belle di prima. Separazioni, transizioni, integrazioni di forme sonore evocate dal rimando ai riti di passaggio e alle fasi liminali dei titoli delle tracce. In a Pre-Liminal state inizia come una cartolina spedita dal Bill Frisell più delicato, con arpeggi rotondi e circolari, che poco a poco viene trascinata via da elettroniche ansimanti per poi inabissarsi in un nero, ma gentile, feedback. Attese, sussurri, palpitazioni e rivelazioni nella finale, giustamente titolata, In a Post-Liminal state, chitarre e elettroniche che vibrano ipnotiche in punta di piedi guardandosi storte come due amanti imbronciati. In mezzo e intorno un’atmosfera placida, quasi assonnata e febbrilmente estatica, per musiche che si agitano delicatamente al di sopra della soglia della percezione, attente a non imbruttirsi con le volgarità del mondo reale, che vengono attenuate e rallentate con grazia.
Affascinante e avvolgente al punto che l’improvviso, subitaneo finire del disco provoca la stessa spiacevole sensazione di un brutto risveglio che brutalmente strappa via i sogni.

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Franz Rosati + Francesco Saguto – GRIDSHAPE / Review by Headphone Commute »

Another little treat from Nephogram label is an album by Franz Rosati + Francesco Saguto titled GRIDSHAPE. This is an acoustic guitar exploration that quickly turns into a torrent of distortion and just as fast dives off the noise cliff back into repose. The sounds of classic, prepared, and distorted guitars are contrasted between electronic and processed manipulations, until the two become entangled in a dance, inseparable and intertwined. This experiment in electro-acoustic composition traverses through track titles starting with “In a Pre-Liminal State” to “Progressionn Through Reposition” and finally “In a Post-Liminal State”, where the listener is faced with ambiguity and disorientation occurring during this sonic ritual. The listener is finally transfixed during the transitional state of aural decay – where buildups of noise highlight the silence, only to reveal that it was always there, even during most clamorous moments. GRIDSHAPE is only sixteenth release on Nephogram, an independent Italian label specializing in a variety of electronic, experimental and electroacoustic works. In 2011 the label evolved from a netlabel and began publishing physical media. Nephogram is based out of Rome and is run and operated by the same Franz Rosati featured in this review. And yes, the label is smart enough to charter Taylor Deupree for his excellent 12k mastering touch.

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Franz Rosati + Francesco Saguto – GRIDSHAPE / Review by Aurelie S. on SWQW FR »

Evoqué récemment dans nos lignes avec l’album Unstable de Porya Hatami, le label italien Nephogram a sorti en septembre dernier l’album de Gridshape. Un projet conduit par deux hommes, Francesco Saguto et Franz Rosati. L’un à la guitare, le second à l’électronique. Et Taylor Dupree au mastering. Si c’est un premier album pour Gridshape, Franz Rosati n’en est pas à sa première sortie. Il y a eu Theory Of Vortex Sound l’an passé, ou ses travaux sous les noms de Pleisochronous et Fields. Il a aujourd’hui fait le choix – pas forcément le plus simple – de sortir cet album commun sur son propre label. Une manière, finalement, de consolider un peu plus encore les fils conducteurs de Nephogram.

Des arpèges virevoltants d’une guitare acoustique au magma électronique brumeux engloutissant la chair, l’album est sous-tendu par une narration émanant de l’improvisation. La progression dévoile un point d’articulation en terrain liminal. Quelque chose de stagnant, juste sur le seuil, une charnière nichée quelque part au cœur d’un niveau intermédiaire. Un album-passage, en quelque sorte, et dont le déroulement réclame de suivre l’ordre de la déconstruction narrative. Car ce qui règne ici, c’est bel et bien une précision incisive dans le chaos.

In a pre-liminal state. Une guitare qui distribue ses notes fluides et sereines. Parallèlement et imperturbablement, avance ce bruit, mimétisme d’une menace latente. Une intrusion. S’en suit une accélération, une hausse de volume. Le grésillement devient grondement. C’est une rencontre avec ce qui trouble, avant une rupture de silence. Progression through transmutation. Calme revenu, notes caressantes. L’électronique regagne sa place progressivement, et se mue en voix vestiges, voire animales. Le changement de substance s’opère. Tremblement. Des choses qui se désorganisent et fascinent. Des poussées de bruit brut venant brûler les restes d’une carcasse abandonnée au lance-flamme.

Arrive alors In a liminal state. C’est une entrée dans une zone d’indétermination, de distorsion sonore. Une désorganisation complexe et méticuleuse. Une désorientation équivoque nageant dans un fracas métallique, abreuvée de brisures et d’éclatement de soi. On reste là, écartelé sur le seuil, ce terrain qui ne relève plus de rien, dans l’attente de retrouver une place quelque part. Ce qui viendra avec Progression through reposition et ses contours de silence. Le changement de seuil, et d’état. Les grésillements rappellent la modification de sensibilité des afférences. L’album se clôt sur In a post-liminal state, magnifique dialogue entre une guitare toujours éclatante et des griffures incandescentes qui finissent par mettre le corps en charpie, au point de non-retour.

Gridshape offre ici un album impressionnant de contrastes entre acoustique et travail électronique. Pas d’affrontement entre les deux, mais une mise en valeur mutuelle, une interaction éblouissante qui hisse avec aisance une guitare dans les profondeurs venteuses d’un brouillard électrique.

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Franz Rosati + Francesco Saguto – GRIDSHAPE / Review by Fabrizio Garau for The New Noise »

Franz Rosati, sound e visual artist romano, e Francesco Saguto, che come primo strumento ha la chitarra classica, assieme sono Gridshape. Similmente ad altri progetti del vivissimo underground sperimentale italiano (Under The Snow, ad esempio), cercano l’alchimia tra ambient, noise e la sei corde.

Forse è anche merito del mastering di Taylor Deupree, ma il modo in cui la chitarra esce pura dalle casse e dalle nebbie noise di Franz è uno dei pregi maggiori di questo disco. Non ne sono certo, ma in qualche modo anche la preparazione di Francesco come chitarrista conferisce personalità autonoma all’album. La parte elettronica è come un prato mosso dal vento, la parte acustica è come l’animale che sbuca dal nulla, ci sorprende e ruba al resto la nostra attenzione. Proprio come queste immagini, tutto sommato quella di Gridshape è una bellezza semplice e il più delle volte rasserenante. A un primo ascolto, infatti, viene in mente il Fennesz più pacificato e meno glitch di Black Sea. Non mancano momenti ostici, nei quali l’approccio basato sull’improvvisazione ci sposta su di un terreno accidentato, come ad esempio nell’evolversi di “In A Liminal State”. Subito dopo, però, vibra solo una corda immersa nel silenzio e Saguto ci lascia soli da qualche parte a pensare ai nostri errori e alle nostre sconfitte, poi rientra in gioco Franz stendendo un tappeto drone a dare consistenza a queste riflessioni.

La traccia finale è ancora un’altra possibile combinazione chitarra/laptop, nella quale chiaramente il secondo prende, scompone e ricompone la prima, intersecandosi poi ancora col suono “naturale” di Saguto: gli esiti hanno sempre un che di sognante, ma metà pezzo è un crescendo rumoroso nel quale entra in gioco anche il suono di una elettrica.

Negli ultimi anni escono talmente tante cose che alcune riviste a fine anno sono costrette a fare un “secondo giro”, recuperando qualcosa di valore che al primo era sfuggito al radar. Spero che sarà così anche per Gridshape.

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Pathline #1 Live @ Quit Festival – review by Alessandro Pilia ITA »

Il tempo di notare le sberciature del muro retrostante ai video, per capire quale valore aggiunto ci fosse, e l’attenzione si sposta sul banco opposto. A sinistra.
Franz Rosati e Leila Bahlouri si fiancheggiano, complici.
Si abbassano le luci e a prima vista sembra qualcosa di William Blake, ma è immaginazione, la bestiale ragnatela grafica presentata è un moto di forze e scontri contrapposti. Un gioco sulla natura.
Paesaggio a metà tra sistema architettonico notturno e matrice umana di DNA, incisioni su una tavoletta, roteate, sbilanciate, buttate a capofitto nel vuoto, “Pathline #1” è caos ordinato in fisica geometrica, opera in cui la componente biologica prende il sopravvento o si insinua come base in sottofondo.
Calcoli sulla quantità di rottami che arrivano ogni anno da Saturno.
L’ubriachezza su una giostra vissuta da un ipovedente.
Gli scontrini chilometrici della spesa di Eliphas Lévi.
I campionamenti sonori, stravolti dai filtri e dalle distorsioni hanno come fonte suoni ambientali, cicale canadesi (assordanti), vari strumenti acustici, tra cui una sansula (strumento simile alla kalimba, incastonata in un tamburo a membrana) e la voce di Leila. E portano a galla dure giornate di lavoro e notti insonni. Il duo crea processi procedurali, algoritmi, frattali, organismi con MAX/MSP. Poi si divertono a perseguitare tutto, senza pietà, con il controller Korg.
Posizioni, colori, fasi, rotazioni, dinamiche.
Rompere sonagli, micro/macro sismi sonici/emozionali e un finale che al sapore di redenzione celestiale.
Ammasso di rumore, crani intorpiditi da raffiche eoliche.
“Pathline #1” è l’unione tra un’infinità di punti, tutti incazzati l’uno con l’altro.

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Urban Experience – Pathline #1 Live – review by Chiara Giorgietti Prato ITA »

Con un programma denso di proposte performative, free lab (tra cui il Talk proposto da Urban Experience), installazioni interattive, e sound e video performance si è conclusa la tre giorni che ha celebrato l’Opening del Pagliaio. Il centro festeggia il primo anno di attività e rilancia la nuova stagione che si preannuncia densa di workshop sulle più interessanti proposte in ambito video e audiovideo.
Particolarmente interessante è stata la performance Pathline#1 di Franz Rosati e Leila Bahlouri.
I due audiovideoperformer hanno allestito un set live con sonorità registrate dal vivo e rielaborate on time, generando atmosfere percettive di grande impatto emotivo.
Il set dei video era costituito da tre ambientazioni differenti che hanno giocato sulle variazioni chiaroscurali di bianco e nero con sporadiche aggiunte cromatiche. Le ambientazioni, costruendo immaginari tridimensionali di paesaggi urbani, attraverso la loro interazione con i suoni, hanno preso forma e vita generando un parallelo pulsante tra città e organismo.
(Chiara Giorgietti Prato)

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Sodapop – Theory of Vortex Sound – review by Emilio Grigis »

Franz Rosati pubblica dischi fin dal 2007 e da buon programmatore multimediale costruisce de sé i propri strumenti, ovvero i programmi con cui manipola le fonti audio da cui estrae la sua musica, facendo spesso riferimento a teorie scientifiche per descrivere la sua modalità semi automatica di composizione della musica, come in questo caso fa con Theory Of Vortex Sound. Campioni di field recordings e vecchia musica folk europea sono stati rielaborati applicando loro qualcosa di vicino alle leggi della fluidodinamica senza ulteriori rimaneggiamenti al suono che ne deriva. Naturalmente gli automatismi sono guidati e si sente: in pratica Franz si costruisce degli strumenti sì, ma poi se li suona anche. E il risultato di tutte queste teorie e questi programmi qual’è? Una mezz’ora abbondante di musica variamente ritmata che vive di microsuoni e bordoni, fredda ed imperiosa: per avere un riferimento il nome più vicino che mi torna alla mente sono i Pansonic e non è poco. Merita ben più di un semplice ascolto sul bandcamp della Capillary Waves. (Emilio Grigis)

A Closer Listen – Theory of Vortex Sound – review by Richard Allen »

Ennio Mazzon’s fascinating Ripples label has been quietly plugging along like its namesake, not flooding the market with microsound releases, but sending them out in ripples. The latest of these recordings comes from Franz Rosati, and is the best release on the label since Mazzon’s own In an undertone at a loose end. One can find no hint of the original source material, which is said to include folk songs from Europe and the Middle East; tones and notes shift, but crumple like sonic paper. The album is filled with particle noise, ranging from quiet crackles to rising whirls to sudden static bursts. Every track contains at least one peak moment in which the elements coalesce. The climactic minutes of “Pressure Oscillation” add a peculiar thrill, as do the steam vent utterings of “Stokes Drift”. The closing piece, “Surface Tension”, is the highlight, a rising tide of sound that starts at an already agitated level before surging to the higher ranges. In this sonic world the real is made to seem unreal ~ the sounds seem more threatening than in real life while simultaneously coming across as more structured and melodic. Rosati’s on to something here, and so is Mazzon; for those living in industrialized nations, this is a more apt soundtrack to the modern world than the “natural” sounds that surround us. (Richard Allen)

Audiodrome – Theory of Vortex Sound – review by Fabrizio Garau »

Theory Of Vortex Sound non mette di fronte a un’elettronica fredda o a sobbalzi tipo glitch, ma non per questo suona minimamente retrò/nostalgico/primitivo/ingenuo come vuole la moda degli ultimi anni. Quello di Franz alla fin fine è noise e, come spesso capita con chi manipola field recordings (anche a nomi importanti come Daniel Menche), sembra arrivare tipo sciame d’insetti digitale, da lontano, in un classico crescendo che qui sa essere devastante. In altri frangenti, però, questo rumore è una coltre che copre un minimo accenno melodico/musicale e con esso gioca di contrasto o la sfoca e disturba come in qualche foto scattata con un obiettivo rotto, un po’ come in Hecker o Fennesz, ma non bisogna affatto pensare che Theory Of Vortex Sound sia un disco così romantico, basta pensare al rhytmic noise di “Conservation”. Il problema con le net label di solito è l’abbondanza e spesso la somiglianza, ma la Ripples Recordings ha pubblicato qualcuno che – quantomeno stavolta – gioca di più sull’impatto (e verrebbe da dire su di un’intelligente cattiveria), facendosi notare.
Fabrizio Garau

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Vital Weekly 811 »

FRANZ ROSATI – THEORY OF VORTEX SOUND (CDR by Ripples Recordings)
A vortex is a all about fluid movements. One Franz Rosati gathered a whole bunch of field recordings from the Middle East and also some folk music from the same area as well as Europe, which he then massively ‘transfigured and distorted, melted together and structured in sound masses flowing from a matter state to another, with the aim to handle sound and its informations like a fluid apt to pressure, oscillation, drifts and tension’. That sounds pretty interesting, but why using custom build software live in the studio with ‘no additive post-production intervention’? Is it some sort of sin to work on your recordings afterwards? What kind of esthetic laws are there to obey here? For Ripples Recordings this is quite a heavy release, as Rosati’s music is pretty heavy weighted. Lots of blocks of sustaining noise sounds are used here, and put together in quite a nice manner of composing with that – even when this is all live, its done in quite a nice way. At times a bit too loud for my personal taste. None of the original sound sources could be detected as such – as far as I’m concerned it could have been anything from anywhere by anyone. Maybe a tad bit too noisy, but surely quite an interesting release. (FdW)

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Exibart OnPaper n. 75 – Article about Franz Rosati by Mino Freda »

Culture Teatrali – Nephogram site specific Live – review by Matteo Antonaci »

FESTaCASA #0  19 Ottobre 2010
Di spaesamento si può parlare per il dj-set e vj-set ideato da Nephogram. Attraverso glitch anni 90 e proiezioni luminose, il gruppo scompone e destruttura un piccolo boschetto di bamboo, spazio all’interno del quale è stata modellata la performance. Il verde intenso dei tronchi delle piante scompare e riappare, frantumato o in rapido movimento, come percorso da fasci di energia, micro particelle intangibili che trasformano la materia tangibile in elemento alieno. Come in un site-specific, la scomposizione dello spazio attraverso la musica e il video riplasma la stessa storia del luogo proiettandola in un futuro fantascientifico e indefinito nella cui tridimensionalità lo sguardo dello spettatore è libero di perdersi. In questa modalità osservativa sta quel principio d’ascolto, titolo della serata pilota del progetto. E’ qui, infatti, che ogni spettatore diviene testimone di una metamorfosi, quella dell’intimità di un luogo privato che si trasforma improvvisamente in ambigua e attraente materia artistica.
Matteo Antonaci

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Rockerilla 369 – Fields review by Mirco Salvadori »

Franz Rosati _ Fields [Brusio Netlabel]
Dove può portare il bisogno di ricerca? Fin dove si può spingere l’ascolto? Esiste forse un confine oltre il quale il suono si fa rumore creando a sua volta un nuovo tipo di ascolto? Quesiti che da sempre muovono l’animo di chi con dovizia ‘ascolta il suono’ e che possono trovare una minima risposta in questo lavoro firmato da Franz Rosati. Una release nella quale il software è padrone della scena e procede di traccia in traccia scatenando una tempesta di frequenze che trasportano con loro carichi colmi di calcoli matematici illuminati da noises in continua evoluzione. E’ la consapevolezza della macchina che si espleta attraverso un inestricabile ragnatela dalla fitta trama creata confezionando e trasformando in frequenze suoni di provenienza diversa: chitarra,basso, diy sound machines, processori, insomma: ricerca pura.
Mirco Salvadori

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Artsblog »

Con questa intervista incontriamo un giovane gruppo di artisti/musicisti romani, Nephogram, che sperimentano attraverso le loro performance, modi interessanti di far incontrare la musica con il video e l’arte generativa. Ma non solo: Nephogram è un net label che ha scelto il copyleft, come ci spiega Stefano Pala, ideatore del progetto insieme a Francesco Rosati, che ha gentilmente risposto alle mie domande.
REFFlexx/Animazon, la performance a cui assistito nel corso di LPM, nasce da una collaborazione con Victor Mason (Animazon): il gruppo lo incontra in Germania e il meeting che abbiamo seguito nei suoi quattro giorni diventa l’occasione per realizzare un progetto comune. La preparazione della performance avviene via skype, nei giorni precedenti, ma non voglio aggiungere altro lasciando spazio alla descrizione, salvo il fatto che ho apprezzato moltissimo l’estetica minimale e pulita della prima parte, che si univa perfettamente al nois organico, sporco e altrettanto minimale della musica. E una battuta di Stefano: dal mix di lingue alla fine i tre si imbarcano in una sorta di “interrail verbale“.
Concludo questa breve introduzione ancora con una piccola citazione dal testo che mi sembra significativa. Quando gli chiedo quali sono i problemi che un giovane creativo inconra e il perchè di scelte molto precise sul diritto d’autore, mi risponde così “…Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica. Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni. Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.“.
Buona lettura.

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