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Interview on Fluid-Radio by Gianmarco Del Re [English]

 

Interview on Seequence by Alessio Santini [Italian]
 

Pathline #1 Live @ Quit Festival – review by Alessandro Pilia ITA »

Il tempo di notare le sberciature del muro retrostante ai video, per capire quale valore aggiunto ci fosse, e l’attenzione si sposta sul banco opposto. A sinistra.
Franz Rosati e Leila Bahlouri si fiancheggiano, complici.
Si abbassano le luci e a prima vista sembra qualcosa di William Blake, ma è immaginazione, la bestiale ragnatela grafica presentata è un moto di forze e scontri contrapposti. Un gioco sulla natura.
Paesaggio a metà tra sistema architettonico notturno e matrice umana di DNA, incisioni su una tavoletta, roteate, sbilanciate, buttate a capofitto nel vuoto, “Pathline #1” è caos ordinato in fisica geometrica, opera in cui la componente biologica prende il sopravvento o si insinua come base in sottofondo.
Calcoli sulla quantità di rottami che arrivano ogni anno da Saturno.
L’ubriachezza su una giostra vissuta da un ipovedente.
Gli scontrini chilometrici della spesa di Eliphas Lévi.
I campionamenti sonori, stravolti dai filtri e dalle distorsioni hanno come fonte suoni ambientali, cicale canadesi (assordanti), vari strumenti acustici, tra cui una sansula (strumento simile alla kalimba, incastonata in un tamburo a membrana) e la voce di Leila. E portano a galla dure giornate di lavoro e notti insonni. Il duo crea processi procedurali, algoritmi, frattali, organismi con MAX/MSP. Poi si divertono a perseguitare tutto, senza pietà, con il controller Korg.
Posizioni, colori, fasi, rotazioni, dinamiche.
Rompere sonagli, micro/macro sismi sonici/emozionali e un finale che al sapore di redenzione celestiale.
Ammasso di rumore, crani intorpiditi da raffiche eoliche.
“Pathline #1” è l’unione tra un’infinità di punti, tutti incazzati l’uno con l’altro.

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Urban Experience – Pathline #1 Live – review by Chiara Giorgietti Prato ITA »

Con un programma denso di proposte performative, free lab (tra cui il Talk proposto da Urban Experience), installazioni interattive, e sound e video performance si è conclusa la tre giorni che ha celebrato l’Opening del Pagliaio. Il centro festeggia il primo anno di attività e rilancia la nuova stagione che si preannuncia densa di workshop sulle più interessanti proposte in ambito video e audiovideo.
Particolarmente interessante è stata la performance Pathline#1 di Franz Rosati e Leila Bahlouri.
I due audiovideoperformer hanno allestito un set live con sonorità registrate dal vivo e rielaborate on time, generando atmosfere percettive di grande impatto emotivo.
Il set dei video era costituito da tre ambientazioni differenti che hanno giocato sulle variazioni chiaroscurali di bianco e nero con sporadiche aggiunte cromatiche. Le ambientazioni, costruendo immaginari tridimensionali di paesaggi urbani, attraverso la loro interazione con i suoni, hanno preso forma e vita generando un parallelo pulsante tra città e organismo.
(Chiara Giorgietti Prato)

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Sodapop – Theory of Vortex Sound – review by Emilio Grigis »

Franz Rosati pubblica dischi fin dal 2007 e da buon programmatore multimediale costruisce de sé i propri strumenti, ovvero i programmi con cui manipola le fonti audio da cui estrae la sua musica, facendo spesso riferimento a teorie scientifiche per descrivere la sua modalità semi automatica di composizione della musica, come in questo caso fa con Theory Of Vortex Sound. Campioni di field recordings e vecchia musica folk europea sono stati rielaborati applicando loro qualcosa di vicino alle leggi della fluidodinamica senza ulteriori rimaneggiamenti al suono che ne deriva. Naturalmente gli automatismi sono guidati e si sente: in pratica Franz si costruisce degli strumenti sì, ma poi se li suona anche. E il risultato di tutte queste teorie e questi programmi qual’è? Una mezz’ora abbondante di musica variamente ritmata che vive di microsuoni e bordoni, fredda ed imperiosa: per avere un riferimento il nome più vicino che mi torna alla mente sono i Pansonic e non è poco. Merita ben più di un semplice ascolto sul bandcamp della Capillary Waves. (Emilio Grigis)

A Closer Listen – Theory of Vortex Sound – review by Richard Allen »

Ennio Mazzon’s fascinating Ripples label has been quietly plugging along like its namesake, not flooding the market with microsound releases, but sending them out in ripples. The latest of these recordings comes from Franz Rosati, and is the best release on the label since Mazzon’s own In an undertone at a loose end. One can find no hint of the original source material, which is said to include folk songs from Europe and the Middle East; tones and notes shift, but crumple like sonic paper. The album is filled with particle noise, ranging from quiet crackles to rising whirls to sudden static bursts. Every track contains at least one peak moment in which the elements coalesce. The climactic minutes of “Pressure Oscillation” add a peculiar thrill, as do the steam vent utterings of “Stokes Drift”. The closing piece, “Surface Tension”, is the highlight, a rising tide of sound that starts at an already agitated level before surging to the higher ranges. In this sonic world the real is made to seem unreal ~ the sounds seem more threatening than in real life while simultaneously coming across as more structured and melodic. Rosati’s on to something here, and so is Mazzon; for those living in industrialized nations, this is a more apt soundtrack to the modern world than the “natural” sounds that surround us. (Richard Allen)

Audiodrome – Theory of Vortex Sound – review by Fabrizio Garau »

Theory Of Vortex Sound non mette di fronte a un’elettronica fredda o a sobbalzi tipo glitch, ma non per questo suona minimamente retrò/nostalgico/primitivo/ingenuo come vuole la moda degli ultimi anni. Quello di Franz alla fin fine è noise e, come spesso capita con chi manipola field recordings (anche a nomi importanti come Daniel Menche), sembra arrivare tipo sciame d’insetti digitale, da lontano, in un classico crescendo che qui sa essere devastante. In altri frangenti, però, questo rumore è una coltre che copre un minimo accenno melodico/musicale e con esso gioca di contrasto o la sfoca e disturba come in qualche foto scattata con un obiettivo rotto, un po’ come in Hecker o Fennesz, ma non bisogna affatto pensare che Theory Of Vortex Sound sia un disco così romantico, basta pensare al rhytmic noise di “Conservation”. Il problema con le net label di solito è l’abbondanza e spesso la somiglianza, ma la Ripples Recordings ha pubblicato qualcuno che – quantomeno stavolta – gioca di più sull’impatto (e verrebbe da dire su di un’intelligente cattiveria), facendosi notare.
Fabrizio Garau

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Vital Weekly 811 »

FRANZ ROSATI – THEORY OF VORTEX SOUND (CDR by Ripples Recordings)
A vortex is a all about fluid movements. One Franz Rosati gathered a whole bunch of field recordings from the Middle East and also some folk music from the same area as well as Europe, which he then massively ‘transfigured and distorted, melted together and structured in sound masses flowing from a matter state to another, with the aim to handle sound and its informations like a fluid apt to pressure, oscillation, drifts and tension’. That sounds pretty interesting, but why using custom build software live in the studio with ‘no additive post-production intervention’? Is it some sort of sin to work on your recordings afterwards? What kind of esthetic laws are there to obey here? For Ripples Recordings this is quite a heavy release, as Rosati’s music is pretty heavy weighted. Lots of blocks of sustaining noise sounds are used here, and put together in quite a nice manner of composing with that – even when this is all live, its done in quite a nice way. At times a bit too loud for my personal taste. None of the original sound sources could be detected as such – as far as I’m concerned it could have been anything from anywhere by anyone. Maybe a tad bit too noisy, but surely quite an interesting release. (FdW)

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Exibart OnPaper n. 75 – Article about Franz Rosati by Mino Freda »

Culture Teatrali – Nephogram site specific Live – review by Matteo Antonaci »

FESTaCASA #0  19 Ottobre 2010
Di spaesamento si può parlare per il dj-set e vj-set ideato da Nephogram. Attraverso glitch anni 90 e proiezioni luminose, il gruppo scompone e destruttura un piccolo boschetto di bamboo, spazio all’interno del quale è stata modellata la performance. Il verde intenso dei tronchi delle piante scompare e riappare, frantumato o in rapido movimento, come percorso da fasci di energia, micro particelle intangibili che trasformano la materia tangibile in elemento alieno. Come in un site-specific, la scomposizione dello spazio attraverso la musica e il video riplasma la stessa storia del luogo proiettandola in un futuro fantascientifico e indefinito nella cui tridimensionalità lo sguardo dello spettatore è libero di perdersi. In questa modalità osservativa sta quel principio d’ascolto, titolo della serata pilota del progetto. E’ qui, infatti, che ogni spettatore diviene testimone di una metamorfosi, quella dell’intimità di un luogo privato che si trasforma improvvisamente in ambigua e attraente materia artistica.
Matteo Antonaci

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Rockerilla 369 – Fields review by Mirco Salvadori »

Franz Rosati _ Fields [Brusio Netlabel]
Dove può portare il bisogno di ricerca? Fin dove si può spingere l’ascolto? Esiste forse un confine oltre il quale il suono si fa rumore creando a sua volta un nuovo tipo di ascolto? Quesiti che da sempre muovono l’animo di chi con dovizia ‘ascolta il suono’ e che possono trovare una minima risposta in questo lavoro firmato da Franz Rosati. Una release nella quale il software è padrone della scena e procede di traccia in traccia scatenando una tempesta di frequenze che trasportano con loro carichi colmi di calcoli matematici illuminati da noises in continua evoluzione. E’ la consapevolezza della macchina che si espleta attraverso un inestricabile ragnatela dalla fitta trama creata confezionando e trasformando in frequenze suoni di provenienza diversa: chitarra,basso, diy sound machines, processori, insomma: ricerca pura.
Mirco Salvadori

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Artsblog »

Con questa intervista incontriamo un giovane gruppo di artisti/musicisti romani, Nephogram, che sperimentano attraverso le loro performance, modi interessanti di far incontrare la musica con il video e l’arte generativa. Ma non solo: Nephogram è un net label che ha scelto il copyleft, come ci spiega Stefano Pala, ideatore del progetto insieme a Francesco Rosati, che ha gentilmente risposto alle mie domande.
REFFlexx/Animazon, la performance a cui assistito nel corso di LPM, nasce da una collaborazione con Victor Mason (Animazon): il gruppo lo incontra in Germania e il meeting che abbiamo seguito nei suoi quattro giorni diventa l’occasione per realizzare un progetto comune. La preparazione della performance avviene via skype, nei giorni precedenti, ma non voglio aggiungere altro lasciando spazio alla descrizione, salvo il fatto che ho apprezzato moltissimo l’estetica minimale e pulita della prima parte, che si univa perfettamente al nois organico, sporco e altrettanto minimale della musica. E una battuta di Stefano: dal mix di lingue alla fine i tre si imbarcano in una sorta di “interrail verbale“.
Concludo questa breve introduzione ancora con una piccola citazione dal testo che mi sembra significativa. Quando gli chiedo quali sono i problemi che un giovane creativo inconra e il perchè di scelte molto precise sul diritto d’autore, mi risponde così “…Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica. Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni. Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.“.
Buona lettura.

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